Formazione a distanza, cross-skilling e buy-in dell'azienda: come colmare il gap di competenze digitali

Stiamo assistendo ad una crescita senza precedenti del ruolo che la tecnologia gioca non solo nel mondo del lavoro, ma anche nella nostra vita quotidiana. Di conseguenza abbiamo l’apertura di sempre più opportunità professionali per le quali sono richieste competenze digitali. Il numero di candidati qualificati nel mercato necessari per ricoprire tali ruoli, però, non è ad oggi sufficiente.

John Perks (Global Principal Architect del NextGen Professionals Program a ServiceNow) e Simon Maskrey (Senior Global Partner Manager di Salesforce per Trailhead) si sono confrontati sul modo in cui le rispettive aziende stanno affrontando questo problema, chiedendosi il perché le imprese trarranno vantaggio nel contribuire a colmare il divario di competenze digitali esistente.

Perché stai contattando i professionisti ed in che modo?

Sul tema della necessità di avere a disposizione competenze digitali nell’attuale mondo del lavoro, Maskrey fa riferimento ad un report del World Economic Forum, in cui si dimostra che il 50% dei dipendenti dovrà riqualificarsi entro il 2025 per stare al passo con l’evoluzione tecnologica. Allo stesso modo, egli suggerisce un recente report commissionato da Salesforce da parte dell’International Data Corporation, in cui hanno identificato che entro il 2026 ci saranno 9,3 milioni di nuovi posti di lavoro che richiederanno competenze legate a Salesforce.

Chi potrà ricoprire tali ruoli? Attraverso il programma “NextGen”, Perks spiega come ServiceNow sta esaminando quelle che alcuni potrebbero considerare fonti alternative per identificare talenti: “Siamo ben consci del fatto che le persone che ora vogliamo assumere non utilizzino LinkedIn e non sono visibili alle società di recruitment esistenti”. Mette in evidenza, inoltre, che anche le organizzazioni no profit hanno fornito eccellenti candidature.

Non c’è un modo esatto per affrontare questo problema, ma sia Perks sia Maskrey intravedono il vantaggio di avere contenuti online prontamente disponibili. Il primo rileva che, in ServiceNow, “la formazione è una pratica alquanto tradizionale, in quanto utilizziamo ancora un'aula virtuale, tuttavia abbiamo anche portato queste lezioni online con l’obiettivo di creare un'esperienza on-demand, attraverso una combinazione di video, simulatori e la classica scrittura sullo schermo".

Maskrey evidenzia il modo in cui la pandemia abbia costretto tutti ad un cambio di percezione dei metodi didattici. “Al di fuori degli Stati Uniti c'è stata molta resistenza nell’accettare la formazione a distanza e le aule virtuali, fino a circa due anni fa... Fino ad allora c'erano molte persone che pensavano che non si potesse imparare online e che, per un miglior apprendimento, si dovesse essere in una stanza con delle persone. Penso che questo non sia oggi affatto vero.”

Come risultato della mancata possibilità di accedere alla formazione in presenza e delle restrizioni imposte sugli spostamenti, c’è stata una grande diffusione del training da remoto. Maskrey afferma: “Ha reso l’apprendimento più conveniente, flessibile e giustificabile, ed inoltre ha apportato molti aspetti positivi”.

“Il nostro approccio consiste nel permettere l’accesso alla formazione, indipendentemente dall'ubicazione, dalla situazione finanziaria, ecc. Trailhead è stato pensato per essere gratuito, flessibile e per diventare una soluzione valida per coloro che vogliono imparare ed accrescere le proprie competenze ad un loro personale ritmo... L'apprendimento viene fornito in più parti, perciò se si ha necessità di conoscere come risolvere un determinato problema o compiere un’azione, è possibile venire a conoscenza solo di ciò che serve”.

Come è possibile colmare il divario di competenze digitali?

“L’unico modo per risolvere questo problema consiste nell'insegnare alle persone le skills digitali!”, afferma Perks. Tuttavia egli riconosce anche il fatto che uno dei più grandi ostacoli in ciò non è quello di trovare professionisti da formare, bensì docenti che insegnino. “Una delle difficoltà sta nel fatto che tutte le persone in grado di preparare altri in ambito digitale sono estremamente prese nell’approfondire a loro volta il proprio sapere. È nostro compito formarli - dobbiamo coinvolgerli, proporre i corsi che li vedranno docenti e dar loro in seguito l'opportunità di farlo".

Maskrey amplia il concetto di insegnamento e formazione, ma ancora una volta attraverso corsi online piuttosto che proponendo altre soluzioni meno flessibili. Egli elogia “l’approccio duale con cui si forniscono informazioni ed si insegna cosa fare, in un ambiente sicuro senza danneggiare il sistema dell'intera azienda!”.

Oltre a ciò, egli sottolinea l'importanza di "aiutare i datori di lavoro a capire che devono stilare una strategia ed investire nella crescita e nello sviluppo dei loro collaboratori".

Convincere le aziende ad investire nella formazione dei dipendenti

Una cosa è riconoscere che aziende hanno il potenziale per colmare tale gap, ma altro è convincerle a farlo. Cosa è possibile fare per persuadere anche le più reticenti ad offrire opportunità di formazione ai propri dipendenti?

Maskrey spiega, “Un datore di lavoro dovrebbe comprendere che l’investimento nella crescita è certamente un costo a livello finanziario, ma anche che significa investire in una persona e nel ruolo che essa svolge all’interno dell’azienda stessa. Tale spesa sarà uno spreco se si perderà quel professionista non riuscendo a farlo progredire nel percorso di carriera...in fin dei conti, se si ha intenzione di impegnare ingenti somme di denaro in tecnologia ma non ci si può avvalere dei professionisti e di una strategia di formazione adatta, allora quell'investimento sarà sprecato”.

Perks lamenta che le aziende sono lente nel realizzare tutto ciò. Suggerisce una soluzione, ossia che il 20% del tempo di un dipendente sia dedicato alla formazione, ed offre un interessante esempio del perché questo tipo di approccio potrebbe rivelarsi un vantaggio per un azienda: “Se si insegna ad un Consulente il modo in cui poter diventare un Consulente Senior, si potrà contabilizzare di più per i suoi servizi! Fatturarli al 100% non è come fatturarli all'80% e si permetterà a quella persona anche di avere del tempo utile per aggiornare le proprie competenze, calcolando quindi l'80% ad un tasso più elevato!”.

Inoltre, continua Perks, aumenta la probabilità di trattenere in azienda i talenti migliori: “Quando abbiamo già dipendenti all'interno di un'azienda, puntiamo molto sulla loro lealtà, ma dobbiamo anche dar loro qualcosa in cambio per guadagnare tale fiducia. Aumentare le loro opportunità e prospettive di crescita oltre che il valore che rappresentano per il business, è uno dei modi per assicurarsela. Maskrey è d'accordo, citando un report di LinkedIn sui luoghi di lavoro, in cui si rileva come il 94% delle persone sarebbe pronta a rimanere all’interno delle rispettive realtà aziendali, qualora vedesse investimenti effettuati per lo sviluppo della propria carriera.

Così come il miglioramento delle competenze, Perks esamina anche il modo in cui le aziende possano avere dei vantaggi dal cross-skilling, ossia aggiungendo all’interno dei propri team una molteplicità diversificata di punti di vista ed esperienze. “ Se un professionista proveniente dal settore dei Servizi viene inserito in una realtà aziendale in ambito IT, egli avrà una visione del mondo completamente diversa e ciò poterà un enorme valore aggiunto. Il cross-skilling, così come lo sviluppo delle competenze, portano con sé sempre grandi vantaggi".

Quando è il momento per migliorare?

Su questo punto, Maskrey e Perks hanno dato un verdetto unanime.

“Sempre dai 16 fino ai 66 anni!”, afferma Perks. “ non c’è mai un momento sbagliato per accrescere le proprie competenze. Essendo io stesso una persona anziana, posso affermare che imparo qualcosa di nuovo ogni giorno: c'è sempre un'opportunità".

Maskrey afferma: “Dovrebbe essere un'attività continua. Non ci sarà mai un momento della vita in cui non si avranno più opportunità per imparare".

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