Giornata Internazionale della donna
Salari più bassi e minori opportunità di carriera: cresce l’insoddisfazione delle lavoratrici italiane
Il 76% delle posizioni più alte (Executive/C-level o Director) è ricoperto da uomini, contro il 24% delle donne.
Negli ultimi 12 mesi la RAL è aumentata solo per il 39% delle donne contro il 48% degli uomini.
Il 33% degli uomini ha fiducia nel futuro contro il 26% delle donne.
L’insoddisfazione che molte professioniste vivono ogni giorno sul lavoro è sempre più evidente, con effetti che si riflettono inevitabilmente a livello aziendale. Secondo i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia [1], elaborati in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il divario di genere non riguarda solo l’accesso ai ruoli di responsabilità e alle retribuzioni più elevate, ma incide anche sulle aspettative per il futuro e sulla fiducia nelle opportunità offerte dal mercato del lavoro.
A livello di management, secondo la Salary Guide, il 76% delle posizioni più alte (Executive / C-level o director) è occupato da uomini, contro appena il 24% di donne. Questa tendenza contrasta con i livelli di ingresso, dove le donne rappresentano circa il 59% dei ruoli junior. Tuttavia, con l’aumentare delle responsabilità e della retribuzione, la presenza femminile diminuisce in modo drastico, non per scelte individuali, ma per dinamiche storiche e organizzative.
Un ecosistema lavorativo che rallenta la crescita
Per quanto riguarda la percezione di adeguatezza dello stipendio, il dato resta critico per entrambi i sessi: il 39% delle donne e il 37% degli uomini ritengono che la propria retribuzione non sia adeguata alle responsabilità. Guardando ai prossimi 12 mesi, però, emergono differenze più nette nelle aspettative: solo il 43% delle donne si aspetta che lo stipendio aumenti, contro il 54% degli uomini.
A spiegare perché le prospettive delle donne appaiano meno rosee possono contribuire anche le esperienze maturate nell’ultimo anno. I dati sull’andamento recente delle retribuzioni mostrano infatti che, negli ultimi 12 mesi, per il 58% delle donne la RAL è rimasta invariata, contro il 49% degli uomini. E, soprattutto, ha ricevuto un aumento solo il 39% delle professioniste, mentre tra gli uomini la quota sale al 48%. Un segnale concreto che la crescita economica non solo è meno attesa, ma spesso è anche stata vissuta personalmente: per molte donne, la progressione risulta più lenta rispetto a quella dei colleghi maschi, andando ad alimentare sfiducia sul loro futuro lavorativo.
“I dati italiani mostrano che il tema non è solo retributivo ma riguarda anche l’accesso alle opportunità lungo il percorso di carriera. - dichiara Alessio Campi, People & Cutlure Director Hays Italia. – “La presenza femminile si concentra di più nelle fasi iniziali, ma si riduce man mano che aumentano responsabilità e livelli retributivi. E quando le prospettive di crescita appaiono meno chiare, è naturale che diminuiscano fiducia e aspettative sul futuro. Per le aziende, la priorità è trasformare l’equità in scelte operative: criteri trasparenti per aumenti e promozioni, valutazioni misurabili e percorsi di sviluppo strutturati, capaci di valorizzare il potenziale e trattenere i talenti.”
Meno ottimismo sul futuro economico e lavorativo
Le differenze di genere emergono anche osservando il clima di fiducia verso economia e opportunità lavorative che si potrebbero creare nei prossimi 2-5 anni: si dichiara “molto” o “abbastanza” ottimista il 33% degli uomini, contro il 26% delle donne, mentre le risposte negative (per niente o non molto ottimista) riguardano il 41% degli uomini e il 49% delle donne.
“In questo scenario -conclude Alessio Campi- diventa ancora più importante per le aziende rendere chiari e misurabili i meccanismi di crescita: trasparenza su criteri di promozione e revisioni salariali, percorsi di sviluppo strutturati e interventi mirati per ridurre gli squilibri che tendono ad aumentare con la seniority. Solo così la fiducia può tradursi in motivazione, fidelizzazione e attrattività sul mercato.”
[1] Indagine condotta con il metodo survey online sviluppato nel mese di novembre 2025, su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi (prevalentemente livello intermedio e management) e aziende.