L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase: come cambia il mercato del lavoro in Italia

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L’intelligenza artificiale non è più un ambito sperimentale, ma una leva concreta di trasformazione per le aziende. I dati della Hays Salary Guide 2026 mostrano chiaramente come l’adozione dell’IA stia ridefinendo in modo rapido competenze, ruoli e priorità organizzative.
Cresce la domanda di profili specializzati, emergono nuove figure legate alla governance e alla compliance e aumenta la pressione sulle aziende per colmare il gap di competenze interne.
In questo scenario, la capacità di integrare l’IA in modo efficace e responsabile diventa un fattore chiave di competitività.
La domanda di competenze AI cresce rapidamente e cambia le priorità delle aziende
Nei primi quattro mesi del 2026, la domanda di professionisti legati all’intelligenza artificiale è cresciuta del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che conferma un cambio di paradigma: l’IA è ormai una priorità di business, non più un’area di sperimentazione.
Le aziende concentrano la ricerca su profili altamente specializzati come:
- AI Engineer, per lo sviluppo e l’ottimizzazione dei modelli
- Data Engineer, per la gestione e valorizzazione dei dati
- Generative AI Specialist, per l’implementazione di soluzioni basate su IA generativa
Queste figure sono sempre più centrali per progettare applicazioni, gestire infrastrutture e supportare l’innovazione nei processi aziendali.
Per le organizzazioni, questo scenario si traduce in una duplice sfida: da un lato attrarre competenze difficilmente reperibili sul mercato, dall’altro integrare rapidamente questi profili all’interno di team e processi esistenti.
L’IA è già diffusa nelle aziende, ma la formazione non tiene il passo
Negli ultimi tre anni l’utilizzo dell’IA generativa tra i professionisti è più che raddoppiato: dal 20% nel 2023, al 43% nel 2024, fino al 52% nel 2025. Un dato che evidenzia come queste tecnologie siano ormai parte integrante della quotidianità lavorativa, trasversalmente a funzioni e settori.
Oggi, il 45% delle organizzazioni dichiara di utilizzare regolarmente l’IA sul posto di lavoro: un segnale chiaro di come l’adozione sia già in fase avanzata. Tuttavia, emerge un disallineamento sempre più evidente. Il 77% dei professionisti sarebbe disposto a partecipare a percorsi di formazione dedicati, segno che la domanda di competenze cresce più velocemente delle iniziative di upskilling offerte dalle aziende.
Per le organizzazioni, questo rappresenta un punto critico: senza investimenti strutturati in formazione, il rischio è quello di non riuscire a sfruttare pienamente il potenziale dell’IA o di creare inefficienze operative.
Cresce il ruolo di AI Governance e compliance nel nuovo scenario normativo
L’evoluzione dell’IA non riguarda solo la componente tecnologica. Sempre più aziende stanno introducendo competenze dedicate alla gestione, al controllo e alla regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Figure come AI Governance Specialist e Compliance Specialist assumono un ruolo strategico per presidiare aspetti fondamentali quali:
- trasparenza dei sistemi;
- gestione del rischio;
- protezione dei dati;
- responsabilità nell’utilizzo dell’IA.
Questa tendenza è destinata ad accelerare con l’entrata in vigore della prima legge europea sull’IA prevista per agosto 2026, che introdurrà nuovi standard in termini di supervisione e controllo.
Per le imprese, questo significa andare oltre l’implementazione tecnologica e adottare un approccio più strutturato, che integri l’IA nei processi in modo consapevole, tracciabile e conforme al quadro normativo.
IA e lavoro: più evoluzione delle competenze che sostituzione
Nel contesto italiano, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro si sta configurando come una trasformazione progressiva, più che come una sostituzione immediata.
Il 68% delle aziende si dichiara poco o per nulla preoccupato rispetto ai possibili effetti negativi sull’occupazione, mentre cresce la consapevolezza del valore generato dall’IA nelle attività quotidiane.
I principali benefici percepiti dai professionisti sono:
- Aumento della produttività ed efficienza (63%).
- Supporto nell’analisi dei dati (55%).
- Generazione di idee e contenuti creativi (38%).
Anche dal punto di vista generazionale emergono differenze rilevanti: tra i professionisti più giovani (20–29 anni), l’84% dichiara di essere poco o per nulla preoccupato rispetto all’impatto dell’IA sul lavoro.
In questo scenario, IA e automazione rientrano già tra le competenze più richieste dalle aziende, indicate dal 32% del campione come prioritarie. Come sottolinea Fabiano Peveralli: “L’IA è arrivata per restare e per le aziende non è più il momento di chiedersi se adottarla, ma come farlo in modo efficace.”
La vera sfida oggi non è sostituire il lavoro umano, ma potenziarlo, creando modelli organizzativi in cui tecnologia e persone lavorino in modo sinergico.
Dall’adozione all’integrazione: la vera sfida per le aziende nel 2026
I dati della Salary Guide 2026 delineano un mercato del lavoro in piena evoluzione, in cui l’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo modelli operativi, competenze e strategie di crescita.
Per le aziende, il vantaggio competitivo passa sempre di più da tre leve fondamentali:
- Attrarre e integrare competenze specialistiche.
- Investire in formazione continua.
- Sviluppare modelli di governance responsabile dell’IA.
La sfida non è più se adottare l’IA, ma come farlo in modo efficace, sostenibile e consapevole.

